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2 Comments

  • Reply Yaiza 9 maggio 2018 at 0:33

    Ciao Isabella,
    Una recensione molto elegante e azzeccata. Io aggiungo un paio di paragrafi dove ho scritto il mio parere, più che sulla storia, sul teatro di Celestini.
    Spero sia un contributo positivo 🙂 Ci vediamo a teatro!

    “Pueblo” parla di te, di me, di qualunque incontri per strada… È per questo che, anche se non sei convinto sul teatro di Celestini per sé, comunque ti piacerà quest’opera.
    Celestini si mette nella pelle di personaggi che sono abituati alla sofferenza, tanto che per loro diventa addirittura uno stile di vita e si abituano al fallimento. Si sente per il modo nel quale racconta le storie, con battute per ridere della vita stessa e con una naturalità che spaventa e, allo stesso tempo, ti porta alla mente e agli occhi le sue parole trasformate in immagini.
    Ecco qua il segreto di un ottimo narratore: farti vedere attraverso le parole. Inoltre, è importante evidenziare come Celestini mantiene durante due ore circa il ritmo di tutta l’opera, no l´abbassa mai, ma agevolezza il seguimento della storia con delle battute che fanno che gli spettatori si rilassino ogni tanto.
    Perfetta padronanza anche a livello di drammaturgia, ma questo ormai si sa e non mi sento in grado di fare nessun commento riguardante. Comunque, come il solito, ci sorprende, e questa volta con un finale che torna all’inizio e ti fa capire dove ci troviamo. Insomma, anche la vita è un po´così, una circonferenza che ci porta all’inizio dopo aver fatto fatica durante tutto il percorso, per scoprire che magari il finale “chiuso” non esiste, che magari, il finale è tornare all’inizio ma non essendo gli stessi di prima.
    La messa in scena semplice e quotidiana, anche con un tocco povero per ambientare le parole che ci dice Celestini. Ha una funzione estetica più che funzionale. Anche la musica una bella scelta che aiuta a che le parole di Celestini abbiano una funzione penetrante.
    Per ultimo, lo stile istrionico e il modo velocissimo di parlare, che è il punto che magari non convince ad alcuni e fa perdere la storia ad altri. Io, confesso che a volte mi perdo, anche perché non sono madrelingua italiana. Ma allo stesso tempo, è proprio la velocità nel parlare che ti fa riprendere la storia. Comunque, molto probabilmente, Celestini sia consapevole del fatto che non possiamo seguire ogni secondo della storia a quella velocità: ma gli piace sfidarci, e inoltre, sono sicura che sia curioso di sapere dove ci portano le sue parole quando ci perdiamo nel nostro pensiero, perché anche se non ce ne accorgiamo, alla fine ci fa riflettere.

  • Reply Isabella 26 maggio 2018 at 22:37

    Grazie del contributo, Yaiza!

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